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Chi accoglie uno di questi piccoli…

Questa settimana riparte il catechismo e Gesù pare provocarci con queste parole semplici e profonde: annunciare il Vangelo ai più piccoli richiede innanzitutto accoglienza generosa, amore concreto, cura e attenzione.

Accogliere i piccoli significa prenderli sul serio e capire che educarli alla fede è certamente una responsabilità grande, ma anche un privilegio! È un’opera che coinvolge non solo i catechisti, ma tutta la comunità. Ecco perché la scelta di unire il catechismo alla messa: avere i piccoli che ci guardano – e a volte ci guidano – dona gioia a tutti noi che partecipiamo alle messe.

Inoltre alla messa sono sempre attesi e benvenuti i genitori e i nonni, perché una Parola buona li attende  ed è dono per tutti.

Ai bambini diciamo “grazie”: la vostra presenza, movimentata e spontanea, ci fa cantare, pregare, a volte ci fa sfuggire qualche sorriso in più, ma soprattutto ci chiede di rendere credibili le parole che insieme a voi pronunciamo.

Ai catechisti diciamo “forza”, vi accompagniamo con la preghiera e vi sosteniamo, certi della gioia che riceverete in cambio.

Ai genitori diciamo “Dio è felice di voi” e della vostra scelta per il bene dei figli. Sicuramente qualcosa di bello vi sarà donato durante questo cammino, che inizia o riprende.

A tutta la comunità chiediamo: “prega”, perché le parole buone del Vangelo sono attese da tanti piccoli, non sono solo in età, ma anche nella fede, nella fragilità, nel bisogno.

Ci regaliamo alcuni passi dell’omelia di papa Leone al Giubileo dei catechisti, pensando che nella comunità, ciascuno con i suoi talenti e con la sua fede, è a suo modo “catechista”.

Il Catechismo è lo “strumento di viaggio” che ci ripara dall’individualismo e dalle discordie, perché attesta la fede di tutta la Chiesa cattolica. È così che i catechisti in-segnano, cioè lasciano un segno interiore. Al diacono Deogratias, che gli chiedeva come essere un buon catechista, sant’Agostino rispose: «Esponi ogni cosa in modo che chi ti ascolta ascoltando creda, credendo speri e sperando ami» (De catechizandis rudibus, 4, 8).

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